Il Commissario europeo alla Difesa, Andrius Kubilius, rilancia nuovamente l’idea di un esercito europeo, definendolo un approccio “razionale” e “intelligente”, osservando che se l’Europa vuole essere pronta ad assumersi la responsabilità della propria difesa deve essere pronta a sostituire “ciò che attualmente viene fornito dagli americani”.

Se gli Usa ridurranno la loro presenza in Europa, “la domanda sarà: come potremo sostituire quella capacità?”, si è chiesto l’ex premier lituano intervenendo a Berlino alla Conferenza Europe 2026 organizzata dai principali quotidiani tedeschi. Kubilius ha osservato la criticità di avere solamente una combinazione di 27 diverse branche dell’esercito che si uniscono in una sorta di forza di reazione rapida. Infatti, per il Commissario questa combinazione a 27 non sarà sufficiente a raggiungere la qualità fornita oggi dagli americani. “Ecco perché altri esperti dicono che avremo bisogno di una forza di reazione rapida europea permanente, e questo è ciò che possiamo chiamare un esercito europeo”, ha affermato.

Lo scorso 12 gennaio, Kubilius aveva proposto durante una conferenza sulla sicurezza in Svezia la creazione di una “forza militare europea” permanente composta da 100.000 soldati sottolineando la necessità di riformare i processi politici che regolano la difesa. In questi mesi il commissario europeo ha affermato più volte che gli eventi geopolitici hanno reso sempre più impellente lo sviluppo di una difesa comune europea in grado di sostituire i contingenti USA e la loro capacità d’azione.

Il rifiuto di sostenere l’operazione scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha riportato la regione del Medio Oriente in un conflitto che finora appare senza via d’uscita, ha riacceso lo scontro tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e i Paesi europei. Il tycoon statunitense ha infatti ricevuto un secco rifiuto alla proposta di una coalizione navale volta a mantenere la sicurezza dello Stretto di Hormuz bloccato dall’Iran in risposta agli attacchi.

Martedì, Trump ha lanciato una nuova e dura critica all’Alleanza atlantica, affermando sul suo social Truth: “Non abbiamo più bisogno, né desideriamo, l’assistenza dei Paesi della NATO — NON NE ABBIAMO MAI AVUTO BISOGNO!”.

“Sicuramente ora dipendiamo molto dai fattori strategici americani – ha affermato Kubilius – e dalla loro forza di reazione rapida, ma questo richiede semplicemente investimenti da parte nostra, richiede del tempo per essere pronti, ma i nostri piani per la prontezza della difesa nel 2030 sono in qualche modo la risposta a ciò che dobbiamo fare”.

Un mercato della difesa “veramente integrato”

Secondo recenti dati pubblicati dallo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), l’Europa è diventata la principale regione destinataria delle importazioni di armi nel mondo. Gli Stati europei hanno ricevuto il 33 per cento delle importazioni globali di armamenti e, tra il periodo 2016-2020 e il 2021-2025, hanno più che triplicato gli acquisti, con un aumento del 210 per cento. In questo quadro, Washington ha rafforzato ulteriormente il proprio ruolo, fornendo il 58 per cento delle importazioni di armi dei membri europei dell’Alleanza. Dietro gli Stati Uniti si collocano Corea del Sud, Israele e Francia.

Nella sua partecipazione alla conferenza nella capitale tedesca, il commissario UE ha ribadito poi come la priorità più immediata sia passare da un sistema industriale frammentato a livello nazionale a un “mercato della difesa veramente integrato”.

“Per troppo tempo abbiamo operato in compartimenti stagni. Questa frammentazione non solo è inefficiente, ma rappresenta anche un rischio per la sicurezza”, ha affermato il commissario UE. “Dobbiamo garantire che, quando investiamo nella difesa, stiamo investendo in soluzioni europee che funzionino insieme”, ha aggiunto.

Kubilius ha osservato che oggi gli Stati membri hanno la responsabilità primaria della propria sicurezza, tuttavia, “la natura delle minacce moderne implica che nessun Paese possa farcela da solo”, che si tratti di difesa informatica, sicurezza spaziale o capacità militari convenzionali su larga scala, la portata e la complessità richiedono cooperazione.

“Il ruolo della Commissione – ha aggiunto – è quello di facilitare tale cooperazione, fornendo gli incentivi e il quadro di riferimento per gli appalti congiunti e la ricerca e sviluppo congiunti”.

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